10 Famose Lezioni di Leadership

Spesso si pensa che la maggior parte dei personaggi celebri debbano il loro successo a enormi dosi di fortuna, talento naturale, posizioni privilegiate… e talvolta anche a un pochino di duro lavoro.

E’ chiaro che le capacità per riuscire a riconoscere opportunità vantaggiose, saper sfruttare i propri punti di forza e avere un metodo sono fondamentali, ma da sole queste cose non sempre bastano.

Al contrario, in quasi tutti i casi questi giganti non sono arrivati dove sono oggi da soli, ma lo hanno fatto anche grazie all’aiuto di una serie di validi collaboratori che sono riusciti a ispirare e coinvolgere grazie alla propria Leadership (qualità che va anch’essa costruita).

A questo proposito, ti propongo un articolo estremamente interessante di A.Beard tratto direttamente da hbr.org che, ogni anno, chiede a vari personaggi illustri e di successo non direttamente legati al mondo del business di mettere a disposizione alcuni spunti utili appresi nel corso delle loro carriere per i propri lettori.

Ecco quindi i 10 migliori consigli legati alla Leadership che sono emersi nel corso del 2015:

SALAMAN RUSHDIE

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C’è un momento in cui non stai facendo qualcosa di migliore, ma lo stai semplicemente facendo in modo diverso. Devi essere bravo a riconoscere quel momento.

Lo scrittore Salman Rushdie, riguardo alla produttività :

“Da sempre mi sforzo a considerare la mia professione come un lavoro con orari fissi, dalle 9.00 alle 17.00. E come accade per qualunque lavoratore degno di questo nome, non importa se quel giorno tu ti senta più o meno bene: se puoi, devi impegnarti ad assolvere il tuo compito.

Sono dell’idea che gli scrittori o gli artisti non possano permettersi di avere un ‘temperamento creativo’, o di attendere speranzosi di essere colpiti dall’ispirazione.

Il segreto per riuscire a fare il proprio lavoro è semplice: devi sederti al tuo posto e costringerti a farlo. E una volta che la tua mente realizza di non avere più scuse, è davvero sorprendente come comincia improvvisamente a collaborare.”

GOLDIE HAWN

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Se realizzi qual’è il senso di te stesso, del tuo obiettivo, del tuo sistema di valori, tutte quelle cose ti condurranno al successo.

L’attrice e regista Goldie Hawn, sulla gestione dei rapporti con colleghi problematici:

“E’ bello lavorare con qualcuno che è dotato di talento, fantastico e ricettivo? Certo. Ma non sempre gli attori sono così. Alcuni sanno essere incredibilmente capricciosi.

In quei casi, morditi la lingua. Sii paziente e cerca di comprendere la situazione. Se ti agiti, finisce che peggiori solo le cose… per riuscire a pensare in modo lucido, l’unica cosa da fare è sforzarti di rimanere calmo e tenere a mente che, per quanto tu non possa cambiare gli altri, puoi sempre cambiare te stesso.”

GEORGE MITCHELL

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La sfida non essere in grado di far parlare le persone, ma riuscire a farle ascoltare.

L’ex-senatore degli Stati Uniti e negoziatore George Mitchell, sulla risoluzione delle dispute:

“Come prima cosa, devi raggiungere un certo livello di conoscenza riguardo alla natura e alla storia del conflitto. Subito dopo, avrai bisogno di tenere a mente che sono le persone coinvolte a dover raggiungere una risoluzione, in quanto sono loro che in caso contrario dovranno convivere con le conseguenze.

Come terza cosa, è essenziale avere una consistente scorta di pazienza e perseveranza. Quarto punto: bisogna essere certi di aver compreso ogni possibile obiettivo di tutte le parti coinvolte.

E alla fine, devi essere pronto ad affrontare tutti i rischi che si presenteranno.”

ANDRE AGASSI

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Un grande rivale è come uno specchio.

Il tennista professionista Andre Agassi, sulla gestione delle emozioni:

“Ho visto molte persone usare le proprie emozioni, sia positive che negative, come uno strumento e farlo con successo. In genere però, più riesci a distaccarti dalle tue emozioni e più potrai essere efficiente.

Potresti essere a un metro dalla vittoria, ma se permetti alle emozioni di interferire con l’ultimo passo la tua meta diventerà comunque irraggiungibile.

Per questo, devi imparare ad accettare ogni cosa: il tempo, il caldo, la pioggia, le interruzioni e le riprese, le chiamate improvvise, gli attacchi del tuo avversario, la fatica e gli infortuni. Sono talmente tante le cose che possono di distrarti dal tuo compito…”

BRIAN GAZER

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A volte per guidare gli altri devi lasciare il potere a qualcun altro.

Il premio Oscar Brian Grazer, sulla delega:

“Dal momento che ho iniziato dal basso, so bene quali sono tutti i compiti apparentemente piccoli da svolgere per raggiungere un risultato e capisco subito quando cercano di fregarmi.

Per poter delegare con efficacia devi conoscere le basi, averle vissute sulla tua pelle. Io stesso non vorrei essere un leader senza essere partito dal fondo.”

KEN BURNS

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Al giorno d’oggi, abbiamo un modo atroce di scegliere i leader.

Il regista Ken Burns, sulla leadership eroica:

“Al giorno d’oggi, abbiamo un modo atroce di scegliere i leader. Ci aspettiamo la perfezione, e quando non la riusciamo a trovare ci lamentiamo per l’assenza di eroi. Eppure l’eroismo, per sua definizione, è la negoziazione tra forze e debolezze.

Forse potrei sembrare esagerato quando affermo che neppure Lilcoln o i Roosvelt riuscirebbero ad ottenere l’apprezzamento degli elettori dell’Iowa, ma sono convinto che anche per loro sarebbe estremamente difficile riuscire a raggiungere il successo in questo ambiente.”

 BILL T. JONES

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Considerando quanto posso essere volubile e conflittuale, è incredibile che intorno a me ci siano tante persone di valore.

Il direttore artistico Bill T. Jones sul dubitare di sé:

“Soffro di depressione. Sei anni fa non sapevo se ce l’avrei fatta ad andare avanti. E quindi, cosa puoi fare in questo tipo di situazione? Una soluzione è continuare a lavorare. Un’altra è entrare in terapia.

Un altro modo è stare con le persone che ti vogliono bene. Per me, queste persone sono mio marito Bjorn e il mio socio Janet Wong, che quando rischio di cadere nella disperazione mi guardano in un modo che dice ‘Non abbandonarti a questa situazione, non sei così. Abbiamo del lavoro da fare’.

E’ possibile combattere il dubbio attraverso l’amore e l’impegno per qualcosa di più grande.”

MARK NEWSON

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Spesso le persone mi chiedono quale sia stato il mio punto di svolta, e in tutta onestà posso dire di non averne mai avuto uno. Ho semplicemente avuto una lunghissima serie di piccoli passi incrementali.

Il designer Mark Newson, sull’ispirazione:

“Dire che siamo spinti dalla ‘collera’ è forse un po’ troppo, aiuta a rendere l’idea: se fossimo felici per come stanno le cose non avremmo più nulla da fare.

Non c’è bisogno di guardare molto lontano per capire che le cose potrebbero essere di gran lunga migliori, e che la ragione per cui ancora non lo sono è perché nessuno ci ha ancora pensato a sufficienza.”

KATIE COURIC

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Entrambe le mie figlie dovranno probabilmente affrontare gli stessi problemi per bilanciare lavoro e vita privata che ho avuto anch’io. Il nostro paese è ancora nel Medioevo quando si tratta di sostenere famiglie di lavoratrici.

La giornalista Katie Couric, sull’autenticità:

“Uno show mattutino… consente quel tipo di interazione informale che permette alla tua vera essenza di emergere. Credo che questa sia una delle ragioni per le quali ho potuto avere successo in quell’orario.

Il pubblico stesso percepisce questa genuinità: in quel contesto, anche se sono di fronte alle telecamere posso comportarmi come nella vita di tutti i giorni.

Al contrario, nel corso del notiziario serale della CBS il format stesso del programma non mi consente di essere rilassata e mostrare la mia personalità: per la maggior parte del tempo non puoi fare altro che introdurre le storie di altre persone, il tutto in 22 minuti, e non hai la possibilità di relazionarti con il pubblico nel modo in cui è possibile farlo negli show mattutini.

GARRY KASPAROV

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Molte persone pensano che se qualcosa ha funzionato ieri e sta ancora funzionando oggi, funzionerà anche domani. Ed è sbagliato.

Il campione di scacchi Garry Kasparov, sul coaching e la competizione:

“Esiste questa perla di saggezza condivisa secondo cui sia possibile fornire dei consigli universali validi per tutti, delle dritte. Il fatto è che noi siamo tutti diversi. Il tuo processo decisionale è unico, allo stesso modo delle tue impronte digitali o il tuo DNA.

Qualcosa che funziona per te potrebbe essere controproducente per me. Alcuni di noi sono più aggressivi, altri più difensivi.

Devi riuscire a capire chi sei, renderti conto di ciò che puoi e non puoi fare, e su questo costruire un gioco (o un accordo, o una campagna) in cui le tue qualità superiori risultino fattori decisivi e le tue debolezze non siano esposte.”

 

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