Leadership: i 4 errori da evitare

Nella nostra epoca dominata da mezzi di comunicazione di massa e messaggi preconfezionati, è sempre più facile dimenticare cosa sia a caratterizzare la leadership, confondendola invece con quello che non è.

Dunque, cosa non deve fare un leader?

1. Non recitare una parte

Come prima cosa, un leader non recita: guidare e rappresentare un’impresa non ha nulla a che fare con l’assumere determinate posture o espressioni facciali, memorizzare e snocciolare slogan predefiniti o sbattere il pugno sul tavolo con teatralità al momento opportuno.

Per farcela, occorre essere un leader.

Chiariamo questo concetto con un esempio, proposto da U.Haque di hbr.org: cosa accade a un attore in caso di una situazione imprevista, come quando ad esempio il pubblico comincia a fischiare o viene scordata una battuta del copione? Se non è in grado di improvvisare, si blocca.

Ed è proprio ciò che purtroppo siamo tutti abituati a vedere: “leader” di ogni settore che rimangono come paralizzati a fronte ad imprevisti sempre più tipici e frequenti nella nostra epoca di costante cambiamento… che per aggirare il problema cominciano a imparare slogan ed ad esercitarsi a sferrare gran pugni ai tavoli.

Un caso reale: dieci anni fa, nessuno avrebbe dato credito all’idea che il marchio leader Nokia sarebbe regredito fino a raggiungere la posizione relativamente marginale che occupa ad oggi. Eppure, il declino stava già avvenendo.

I dirigenti della Nokia, nonostante stessero effettivamente agendo da leader, calmi e composti, trasudando sicurezza mentre riportavano discorsi ben costruiti, in realtà non erano dei leader.

O meglio, non stavano facendo le cose che avrebbero dovuto per assicurare alla loro azienda un futuro… proprio quel genere di cose che, a causa della mutevolezza incerta che caratterizza il futuro, a volte potrebbero farci apparire esitanti, schiocchi o folli.

2. Non focalizzarsi sul produrre

La leadership non ha comunque nulla che fare nemmeno con l’essere molto performanti, anche se nonostante questo molto spesso cerchiamo i leader tra coloro che sono abili a massimizzare i profitti.

Il ruolo fondamentale di un leader non è però saper svolgere gli stessi compiti del giorno precedente in modo più efficiente, quanto piuttosto quello di poter ridefinire l’idea stessa di efficienza.

Basta pensare a Pierre Omidyar, il fondatore di eBay, che probabilmente non sarebbe stato granché come banditore ad un’asta reale.

O a Jimmy Wales, co-fondatore di Wikipedia, che difficilmente sarebbe stato un memorabile CEO dell’Enciclopedia Britannica.

E neanche Craig Newmark, fondatore di Craigslist, avrebbe sfondato come editore di annunci in un giornale.

Se lo scopo è scoprire e formare leader di quel calibro, allora difficilmente li troveremo tra i lavoratori più performanti, ma tra quelli che sono in grado di sfidare le nostre idee su ciò che l’efficienza stessa potrebbe diventare.

3. Non manipolare gli altri

I leader non sono neppure manipolatori, specializzati nel calcolo dei vantaggi il cui scopo principale è ottenere e mantenere potere per sé stessi. In qualche modo però ci siamo arrivando, il loro ruolo è esattamente l’opposto di questo: dare potere agli altri.

Il compito di un leader è la creazione di una nuova realtà in cui l’efficienza cessa di essere semplicemente tale, ovvero far sì che i propri collaboratori si focalizzino sul significato e sull’obiettivo del proprio lavoro, e non su politiche marginali basate su lusinghe, minacce, persuasione e conquista degli altri.

Quando i leader delegano responsabilità ai propri collaboratori, ispirandoli verso un obiettivo più alto, non dovranno perdere tempo a cercare di “comprare” l’approvazione dei propri colleghi o usare tattiche di marketing per persuaderli a svolgere i propri compiti.

I leader che si trovano ad agire come una sorta di “pusher”, spronando i propri collaboratori a forza di bonus, vantaggi e compromessi, si accorgeranno prima o poi di aver perso di vista qualcosa di più importante: un leader non è un venditore.

Quando Steve Jobs ha posto la sua famosa domanda a John Sculley

“Vuoi veramente passare il resto della tua vita a vendere acqua zuccherata o preferisci avere una possibilità di cambiare il mondo?”

stava proprio facendo questo tipo di distinzione.

Vendere acqua zuccherata poteva anche rappresentare un buon guadagno sicuro, ma al costo di rischiare di non fare la differenza. L’obiettivo di un leader è quello di creare obiettivi.

4. Non limitarsi a incoraggiare

Non bisogna però confondere il ruolo di un leader con quello di un mero ispiratore, il suo compito non è quello di recitare discorsi motivazionali. O meglio, un leader ispira le persone, ma nel senso vero della parola: dal latino inspirare, ovvero soffiare nel senso di infondere.

Non si limitano ad incoraggiare ma creano i processi, i sistemi e i ruoli che permettono di infondere i propri collaboratori di ispirazione e responsabilità.

I leader infondono vita nelle imprese che guidano e nei collaboratori di cui sono responsabili. Sono il motore stesso dell’impresa, e possono rendere reale ciò che prima era solo possibile. Rendere più facili per gli altri le attività di osare, immaginare, creare e costruire.

 

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