Rispondere alle mail? Può incidere sul tuo futuro professionale

Avete mai pensato a quanto sia importante rispondere alle mail? E se da questa azione dipendesse il vostro futuro lavoro? Oggi continuiamo a parlare di risorse umane e, più in generale, delle persone: il vero cuore pulsante di ogni azienda. Se la settimana scorsa abbiamo parlato delle soft skills e dell’importanza di coltivarle per eccellere nei colloqui (e non solo), facciamo un passo avanti. Dopo tanti colloqui, l’HR manager ha finalmente individuato un candidato meritevole e pensa di fargli una proposta. Fare una proposta a qualcuno, chiedendogli di entrare a far parte della vostra squadra, è sempre potenzialmente rischioso.

La verità è che il processo di assunzione di personale, da solo, può far emergere tanti aspetti. Spesso si basa la propria decisione su una piccola quantità di informazioni personali e professionali raccolte in pochi minuti di colloquio (fatto, spesso, neanche di persona). Anche aver sottoposto i candidati a un test o aver parlato con ex colleghi e superiori di un precedente lavoro ha portato buoni frutti.

Tuttavia, un datore di lavoro non saprà mai come un nuovo dipendente renderà finché non avrà occasione di vederlo lavorare e rapportarsi al resto del team. E qualche volta può succedere: anche i candidati più promettenti si rivelano, col tempo, non idonei.

Jessica Liebman, HR manager per Insider Inc., ha raccontato la sua esperienza a businessinsider.com e noi la riportiamo con molto interesse per voi lettori.

All’inizio della sua esperienza come responsabile per le Risorse Umane, la dottoressa Liebman si è auto-imposta una semplice regola: non assumere nessuno che non abbia inviato, dopo il colloquio, una e-mail di ringraziamento. Ma cosa intende precisamente?

In qualità di HR manager, Jessica si aspetta sempre un messaggio di ringraziamento. Perché? Una mail in cui il potenziale prescelto ringrazia la persona che lo ha accolto e ascoltato sottolinea due cose:

  1. Dimostra che il candidato vuole quel lavoro. Nessun segnale dall’altra parte vuol dire che, con molta probabilità, questa persona non vuole davvero quel posto di lavoro. Sono state molte le volte in cui la dottoressa Liebman ha voluto soprassedere sull’assenza di una mail di ringraziamento e ha offerto il lavoro a una persona che, all’ultimo momento, è sparita o ha rifiutato il lavoro. O, peggio, ha dato le dimissioni pochi mesi dopo essere stato assunta.
  2. Il modo in cui qualcuno si presenta ai colloqui non può effettivamente significare che sarà efficiente sul lavoro. Se è vero che mandare una nota di ringraziamento non garantisce necessariamente che il candidato prescelto sarà un “buon acquisto” per l’azienda, è sicuramente segnale di altre qualità: il candidato si dimostra positivo, organizzato ed educato. Anche pieno di risorse, visto che, probabilmente, si sarà attivato per cercare i contatti delle Risorse Umane.

Rispondere alle mail di ringraziamento, insomma, non sarà certo la misura ultima per capire se la persona che vogliamo assumere sarà perfetta per l’azienda. Senza dubbio, però, è un modo per capire la motivazione e la proattività di un candidato: due ottime soft skill che lo porteranno lontano.

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Cosa ne pensate di questo articolo? Siete abituati a rispondere alle mail per ringraziare dopo un colloquio? Come vi approcciate al post-colloquio? Fateci sapere la vostra opinione: contattate il team Osm1816.

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